Malvasia: quello che forse non sai sul “vino dei vulcani”
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Malvasia: quello che forse non sai sul “vino dei vulcani”

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Malvasia: quello che forse non sai sul “vino dei vulcani”

È stata definita uno “sciroppo di zolfo denso e zuccherato che permea tutto il palato”. La Malvasia viene prodotta alle Isole Eolie sin dai tempi dei greci, che ne introdussero – nel IV secolo a.C – l’omonimo vitigno.

A oggi è considerata non solo il vino tipico delle Eolie, ma anche uno degli emblemi più acclamati di tutta la loro tradizione culinaria e gastronomica.

Esistono tre tipologie di Malvasia delle Lipari: una da pasto e due da fine pasto. Il tempo di invecchiamento oscilla mediamente tra i tre e gli otto anni, e ciò conferisce a ogni sorso un profumo intenso e ammaliante, con note di ginestra e tamarindo:

  • La Malvasia da pasto è composta per il 95% da uve di Malvasia e per il 5% di Corinto Nero. Il risultato è un vino ambrato, dolce e liquoroso, e questo rende il vino dei vulcani uno dei migliori vini da dessert.
  • Anche la versione Passito si ottiene dal medesimo vitigno, ma a variare è la lavorazione delle uve. I grappoli, infatti, vengono in parte lasciati essiccare sulla pianta, e solo in un secondo momento avviene la separazione degli acini. Si procede poi con la pigiatura e, dopo la fermentazione, il vino viene lasciato a riposare per nove mesi all’interno delle botti.
  • La Malvasia in versione liquorosa è profuma di pesca e albicocca e appare particolarmente morbida al palato. Il processo con cui viene lavorata è simile al passito, con l’aggiunta però di alcool di origine viticola.

In questo caso, la Malvasia viene lasciata a riposare in botte per un minimo di sei mesi, ma l’invecchiamento può durare anche dieci anni.

Va servita in piccoli calici, insieme a formaggi, pasticceria secca o dolcetti come cassata e cannoli.

Insomma, c’è una Malvasia per ogni palato ed occasione!

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